Migliora l'Efficienza Energetica

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Energy@ Srl è una società di consulenza energetica, Top Agency per la Sardegna di Axpo Italia e Pulsee Luce e Gas.


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Energy@ Srl è una Società di Consulenza Energetica, Top Agency per la Sardegna di   Axpo Italia   *


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Energy@ Srl Società di Consulenza Energetica in Sardegna

Siamo Business Partner per la Sardegna di   Axpo   e   Pulsee   e da oltre 16 anni la nostra Mission è quella di ottimizzare i costi Energia e Gas delle Aziende che si affidano a noi.


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Autore: Panzera Valentina 12 dicembre 2025
L’efficienza energetica è al centro delle politiche europee e italiane per ridurre consumi, costi e impatto ambientale. Uno dei principali strumenti normativi in questo senso è la diagnosi energetica obbligatoria, un’analisi tecnica che consente di capire come viene utilizzata l’energia all’interno di un’azienda o di un edificio e quali interventi possono migliorare l’efficienza. Che cos’è la diagnosi energetica La diagnosi energetica è una procedura tecnica sistematica e documentata per analizzare i flussi di energia e identificare opportunità di miglioramento per la riduzione dei consumi e delle emissioni. Si applica sia negli edifici che nei processi industriali o aziendali e deve essere eseguita da professionisti qualificati come Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) certificati o Società di Servizi Energetici (ESCo) riconosciute. Non solo adempimento normativo: la diagnosi è anche uno strumento utile per identificare misure di efficienza energetica con un ritorno economico concreto, per accedere a incentivi pubblici e per strutturare strategie di gestione energetica. Quadro normativo attuale (fino al 2025) - Decreto Legislativo 102/2014 Fino al 2025 in Italia vige il D.Lgs. 102/2014, che recepisce la Direttiva Europea 2012/27/UE sull’efficienza energetica. Secondo questa normativa: Grandi imprese (ovvero con oltre 250 dipendenti e determinati livelli di fatturato o bilancio) devono effettuare la diagnosi energetica ogni 4 anni. Sono incluse anche le imprese energivore, ossia quelle con consumi elettrici molto elevati. La diagnosi deve essere comunicata tramite il portale dedicato di ENEA. In caso di mancato rispetto degli obblighi possono essere previste sanzioni amministrative (comprese multe significative). Tale regime resterà in vigore almeno fino all’11 ottobre 2025, termine fissato per il recepimento della nuova Direttiva UE 2023/1791 nel nostro ordinamento. Novità in arrivo: Direttiva UE 2023/1791 ed efficienza energetica La Direttiva (UE) 2023/1791 modifica profondamente il quadro dell’efficienza energetica e ridefinisce chi è soggetto all’obbligo di diagnosi energetica. Il recepimento nazionale è previsto entro l’11 ottobre 2025. Cosa cambia dal 2025 - Nuovi criteri di soglia L’obbligo non dipende più da fatturato o numero dei dipendenti, ma esclusivamente dai consumi energetici. Le imprese con consumi annui superiori a 10 TJ (terajoule, circa 238,8 TEP) saranno tenute a effettuare una diagnosi energetica ogni 4 anni. Per le imprese che già erano soggette all’obbligo in base alla normativa precedente, resta valida la scadenza quadriennale (ad esempio fino al 2027). Piano d’azione per l’efficienza La diagnosi non si limita a misurare i consumi, ma richiede la redazione di un piano d’azione con proposte specifiche di efficientamento e stime di risparmio energetico. Sistema di Gestione dell’Energia (ISO 50001) Le imprese con consumi superiori a 85 TJ/anno dovranno adottare, oltre alla diagnosi, un Sistema di Gestione dell’Energia conforme alla norma ISO 50001 entro il 2027 come parte integrante del percorso di efficientamento. Esenzioni e casi particolari Alcune imprese potranno essere esentate dall’obbligo se hanno già implementato sistemi di gestione dell’energia o sottoscritto contratti di rendimento energetico che includono un sistema completo di monitoraggio e controllo dei consumi. Perché la diagnosi energetica è importante Oltre all’adempimento normativo, la diagnosi energetica: costituisce il primo passo per programmare interventi di efficientamento con ritorni economici reali; può essere un requisito per accedere a incentivi e strumenti di supporto come il Conto Termico, i crediti d’imposta e finanziamenti pubblici; consente di valutare il potenziale di risparmio energetico e di definire obiettivi chiari di riduzione dei consumi e delle emissioni. Come si esegue una diagnosi energetica La diagnosi deve essere effettuata da professionisti certificati: Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) con certificazione UNI CEI 11339; Società di Servizi Energetici (ESCo) certificate UNI CEI 11352; Auditor energetici qualificati secondo la norma UNI CEI EN 16247. Il processo include raccolta dati, analisi dei consumi, valutazioni tecnico-economiche degli interventi e redazione del rapporto conclusivo con le raccomandazioni. Energy@ Srl abilitata ad eseguire Diagnosi Energetiche L’obbligo della certificazione/diagnosi energetica in Italia sta attraversando un’importante fase di trasformazione normativa. Se finora tali adempimenti riguardavano principalmente grandi imprese e imprese energivore in base al D.Lgs. 102/2014, dal 2025 la soglia si basa esclusivamente sui consumi energetici, ampliando notevolmente la platea delle realtà coinvolte e puntando a una maggiore efficacia nella riduzione dei consumi e nella transizione energetica. Effettuare una diagnosi energetica non è solo una questione di conformità: è anche uno strumento strategico per ottimizzare i consumi, ridurre la spesa energetica e aumentare la sostenibilità ambientale della tua impresa o edificio. Energy@ Srl, Business Partner di Axpo Pulsee, è una società che opera come ESCo ( Energy Service Company ), abilitata pertanto ad effettuare Diagnosi Energetica. Contattaci per maggiori dettagli!
Autore: Valentina Panzera 11 dicembre 2025
Capire la bolletta energia non è da esperti, ma da chi vuole spendere meno!
Autore: Valentina Panzera 22 ottobre 2025
La Sardegna entra sempre più concretamente nella fase di trasformazione del proprio sistema energetico: non più solo consumatori di energia, ma produttori e protagonisti attivi. Le cosiddette comunità energetiche rinnovabili (CER) rappresentano infatti un modello nuovo, distribuito, partecipativo, territoriale, che offre vantaggi ambientali, economici e sociali. Vediamo come stanno sviluppandosi in Sardegna, quali sono gli strumenti messi in campo, quali le storie emblematiche e quali le sfide che ancora restano da affrontare. Che cosa sono le comunità energetiche In termini generali, una comunità energetica è un insieme di soggetti (cittadini, imprese, enti pubblici) che si associano per produrre energia da fonti rinnovabili, consumarla in parte e condividerla fra i membri, privilegiando l’autoconsumo collettivo e la condivisione piuttosto che la sola vendita all’esterno. La diffusione del modello è incentivata a livello europeo e nazionale come strumento per: aumentare la produzione da fonti rinnovabili su scala locale; favorire l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni; promuovere la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali; ridurre la dipendenza energetica dai grandi impianti o dai mercati esterni. In Sardegna, queste comunità assumono un significato particolare: siamo in un’isola, con peculiarità insulari — trasmissione elettrica più complessa, costi dell’energia più elevati, ma anche un potenziale solare e eolico assai significativo. Il coinvolgimento attivo delle amministrazioni locali, delle imprese e dei cittadini può rendere il territorio protagonista della propria transizione energetica. Stato dell’arte in Sardegna Una panoramica delle attuali dinamiche regionali: Esistono già numerose esperienze di comunità energetica in Sardegna. ➡️ In particolare, i comuni di Berchidda e Benetutti sono stati citati come esempi in cui il modello di comunità energetica mira a trasformare i comuni in “smart cities” con produzione rinnovabile, accumulo e reti intelligenti. ➡️ Altro esempio: il comune di Borutta, che ha puntato all’autosufficienza energetica per usi pubblici (scuole, illuminazione, biblioteca…) con impianti fotovoltaici distribuiti nel paese. ➡️ Altri due piccoli comuni, Villanovaforru e Ussaramanna, rispettivamente con circa 680 e 512 abitanti, sono coinvolti in progetti innovativi basati su fotovoltaico e interconnessione territoriale. A livello istituzionale la Regione Autonoma della Sardegna ha predisposto misure e stanziamenti specifici a favore delle CER: ➡️ Nel dicembre 2023, con una variazione di bilancio, sono stati stanziati 10 milioni di euro in più per i Comuni sardi affinché possano dotarsi di energia autoprodotta. ➡️ Nel settembre 2025 la Giunta regionale ha approvato un finanziamento di 2 milioni di euro destinati a 60 comuni e 19 enti locali per la realizzazione di studi di fattibilità per Costituzione di CER. Contributi a fondo perduto al 100%: fino a 15.000 € per Comune, fino a 40.000 € per altri enti. ➡️ Inoltre, è stata approvata la legge regionale n. 15/2022 relativa all’energia che prevede all’art. 9 la promozione di CER. ➡️ E ancora, un fondo regionale di 678 milioni di euro per il periodo 2025-2030 è stato previsto per incentivare impianti da FER, autoconsumo e comunità energetiche. Questi dati evidenziano che il tema delle comunità energetiche in Sardegna non è solo teorico, ma sta passando a una fase di attuazione concreta, con risorse, bandi, progetti pilota. Vantaggi delle comunità energetiche in Sardegna Le ragioni per cui vale la pena investire nel modello delle CER nell’isola sono molteplici: Risparmio economico: producendo e condividendo energia da fonti rinnovabili, si riduce la dipendenza dall’acquisto di energia esterna, si riducono costi e consumi. Immerso in un contesto insulare dove costi e perdite sono spesso superiori alla media nazionale, questo è un plus importante. Autonomia e resilienza energetica: in un’isola, ridurre la vulnerabilità a interruzioni, problemi di trasmissione o importazione di energia è fondamentale. Le CER possono contribuire a questo rafforzamento locale. Coinvolgimento sociale e territoriale: il modello prevede la partecipazione dei cittadini, delle famiglie, delle imprese locali e degli enti pubblici. La produzione e condivisione di energia diventano un’attività collettiva, che rafforza legami e identità locali. Benefici ambientali e paesaggistici: aumentando l’uso di fonti rinnovabili e riducendo le emissioni climalteranti, le CER sono una tessera importante per la transizione energetica della Sardegna. Valorizzazione del territorio: tetti pubblici, capannoni, aree già urbanizzate possono diventare sedi di produzione rinnovabile. In un’isola dove l’uso del suolo è un tema sensibile, la possibilità di sfruttare spazi già disponibili è un vantaggio. Equità territoriale: la norma regionale ha previsto priorità per Comuni piccoli, per territori non metanizzati, per contrastare lo spopolamento e garantire accesso alle risorse anche ai più svantaggiati. Esempi concreti in Sardegna Il comune di Borutta ha raggiunto l’autosufficienza nei consumi pubblici (illuminazione, strutture comunali) grazie a impianti fotovoltaici distribuiti sul territorio. Il progetto pilota a Villanovaforru coinvolge circa 160 utenze (la maggioranza delle abitazioni del centro) che non devono installare direttamente pannelli a casa propria: basta una “scatoletta-contatore” che misura e consente la partecipazione alla comunità. Questi esempi dimostrano che non si tratta solo di grandi impianti centralizzati, ma di modelli distribuiti, legati al territorio e scalabili anche per piccoli comuni. Le criticità e le sfide da superare Nonostante l’impulso positivo, ci sono alcune sfide che vanno affrontate per far decollare realmente le comunità energetiche in Sardegna: Burocrazia e tempi autorizzativi: la costituzione di una comunità energetica richiede studi di fattibilità, adempimenti legali, coordinamento tra enti, contratti di consumo condiviso, infrastrutture di rete. Lo studio di fattibilità è già oggetto di contributo regionale (fino a 15-40 mila euro) ma rappresenta solo il primo passo. Coinvolgimento e capacità locale: la partecipazione cittadina, delle imprese e degli enti richiede informazione, fiducia, modelli concreti. In realtà locali con risorse limitate, manca talvolta la capacità tecnica e organizzativa per promuovere e gestire le CER. Gestione tecnica e rete: anche se la produzione è locale, bisogna gestire le reti di distribuzione, le infrastrutture, il monitoraggio del consumo condiviso. L’integrazione con la rete elettrica e il rispetto delle normative è complessa. E quilibrio economico e ritorno: il vantaggio economico per i membri della comunità dipende da molte variabili (produzione, consumo, incentivazioni, costi di gestione). Bisogna che il modello risulti attrattivo per cittadini e imprese. Uso del suolo e tutela paesaggistica: in Sardegna il tema dell’uso del territorio è molto sensibile. L’installazione di impianti rinnovabili deve considerare le caratteristiche paesaggistiche, culturali e ambientali. Alcune comunità locali mostrano preoccupazioni su come le rinnovabili vengano integrate nel territorio. Riproducibilità e scalabilità: alcuni comuni pilota hanno strumenti e condizioni favorevoli: replicare su scala più ampia nei territori più marginali richiede adattamenti e supporto strutturale. Quali passi per il futuro Alla luce di quanto già avviato, e per aumentare l’impatto delle comunità energetiche in Sardegna, gli passaggi chiave sono: Sfruttare gli strumenti regionali attivi: i bandi per studi di fattibilità, i fondi regionali (es. i 678 milioni per 2025-2030) devono essere colti da enti locali e comunità. Rafforzare la capacità tecnica e organizzativa locale: workshop, formazione, assistenza a Comuni, Unioni, cooperative energetiche, per superare la barriera dell’“avvio” e passare al “contratto” e alla produzione. Promuovere modelli replicabili: i casi di Borutta, Berchidda, Villanovaforru possono fungere da “laboratorio” e da template da adattare in altri contesti. Favorire il coinvolgimento delle imprese e dei cittadini: per una comunità energetica viva servono partecipazione, trasparenza, condivisione dei benefici. Integrare le comunità energetiche con la riqualificazione urbana, la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica: perché le CER non siano solo produzione di energia, ma parte di un più ampio percorso di sostenibilità territoriale. Garantire la tutela del paesaggio e del territorio: realizzare impianti con criteri di sostenibilità ambientale e paesaggistica, valorizzando spazi già antropizzati laddove possibile. Le comunità energetiche rappresentano per la Sardegna un’importante occasione: di innovazione, risparmio, autonomia, partecipazione. La Regione ha messo in campo strumenti concreti, i primi progetti stanno partendo, ma la vera sfida sarà rendere questo modello diffuso, inclusivo e ben radicato nei territori, anche quelli più piccoli o remoti. Perché non si tratta solo di produrre pannelli o impianti: si tratta di attivare comunità, di restituire ai cittadini la capacità di “essere energia”, di rendere il territorio protagonista del proprio futuro.  Se questo accadrà, la Sardegna potrà davvero essere un laboratorio insulare europeo di transizione energetica. Vuoi far parte del futuro energetico della Sardegna? Con Energy@ Srl puoi scoprire come creare o aderire a una Comunità Energetica Rinnovabile nel tuo territorio. Ti aiutiamo a capire come funziona, quali incentivi puoi ottenere e come avviare un progetto sostenibile e condiviso con cittadini, imprese ed enti locali. Informati ora e porta l’energia della tua comunità nel cuore della Sardegna! Scrivici per ricevere tutte le informazioni sulle CER in Sardegna.
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